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Visioni

Nel 2050 il 70% della gente vivrà nelle megalopoli. Quelli tra voi che vivono in grandi città lo sanno. Le relazioni con la gente che abita intorno a noi sono sporadiche. “‘ngiorno” alla portinaia, per chi l’ha ancora. Un similgrugnito o un cenno del capo, alla vista di eventuali vicini di pianerottolo. “Un cappuccino con poca schiuma” diciamo a mezza bocca al barista che ci mesce la colazione. Poi via col tram, leggiucchiando la free press. Meno male che abbiamo in tasca lo smartphone. Così ci possiamo connettere con la nostra tribù. La tecnologia ha riportato a galla tutti i contatti. I valori che hanno regolato il vivere sociale degli umani sono tutti qui, nelle nostre comunità. Reciprocità, coerenza, mimesi, autorità, riprova sociale. I nostri affini, oggi, sono solo a un click di distanza. I volti anodini sul nostro tram affollato si illuminano, quasi tutti parlano, chattano, scambiano messaggi per mezzo di quell’aggeggio che tengono in mano. Sono tornati a comunicare: “presentami l’amico”, “cosa regalo a Laura?”, “mi sono comprato le MBT”, “che film andiamo a vedere?” L’empatia che legava gli abitanti del villaggio è tornata. Le tribù che sembravano abbandonate possono riprendere a crescere. Nuove opportunità per tutti. Ma come possiamo interagire con queste entità fluide? Quali immagini, quali richiami faranno scattare i neuroni specchio? Quali storie dovremo raccontare per vendere il nostro prodotto o servizio? Sì, perché i prodotti nudi, senza servizio, prima o poi non potranno più sopravvivere. Le aziende dovranno ascoltare quello che si mormora. Poi modificare l’offerta, altrimenti i clan seguiranno nuovi totem più compiacenti, più originali. Il progresso esponenziale sta bruciando i tempi di sviluppo. Le finestre di opportunità si aprono e si chiudono sempre più rapidamente. Ci serve una nuova classe di comunicatori che sappia saltare da una piattaforma all’altra, alla velocità della luce. Al Politecnico di Milano abbiamo creato un Master che prepara giovani talenti a cavalcare il turbine dell’innovazione. SNID – Social Networks Influence Design. I nostri Sníder non seguiranno la didattica tradizionale ma sperimenteranno sistemi di misura dell’influence. Progetteranno l’interazione con gli influenzatori per costruire nuove verità. La rete ha una memoria perfetta, non è più possibile cancellare l’errore. Gli Sníder troveranno il modo di correggerlo e magari, chiedendo scusa, potranno convincere i Mohicani a lavorare per noi.

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